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Vita e opere > la profezia di Don Ambrogio Grittani e la sua attualità (parte III)



Mons. Cosmo Francesco Ruppi


"Ho preso accattoni stracarichi di nefandezze - scrive don Grittani - ho conosciuto peccati non catalogati in libri di teologia morale, ma ho compreso la redimibilità di queste anime traviate, una volta risolto il loro assillante problema, ed assicurata una vita meno angosciosa, salva dallo spettro della fame ...". In questo programma c'è tutta la vita, la storia e la missione del Servo di Dio che si colloca non sul versante del populismo di maniera e neppure del prete-sindacalista, il prete-rosso, che si scaraventa contro i ricchi, contro la società, ma c'è il prete-prete, l'uomo di Dio che lascia agli altri la filosofia e la sociologia e si china sulle miserie umane per redimerle e avviarle a salvamento.
L'Opera voluta e realizzata da don Ambrogio non è un'opera sociale, ma è un'opera di carità, carità integrale: dell'anima e del corpo: "L'Opera - è questo il suo programma - snida gli accattoni dai bassifondi, per salvare le loro anime preziose, anime non di schiavi da tollerare, anime di fratelli da amare".
Amare non è il titolo del suo foglietto veloce, stampato e scritto senza pretese, ma è il fine e il programma di tutta la sua vita, il senso della sua instancabile missione di carità.
La linfa, da cui trae senso e forza in tale missione, non sono i testi di Marx e neppure le Lettere dal carcere di Gramsci, ma è il Vangelo della carità, il Vangelo sine glossa. La vita del Servo di Dio è tutta attorcigliata attorno all'Eucaristia; la sua preghiera è il rosario; la sua devozione alla Madonna del Rosario; lo specchio della sua esistenza il Cuore di Cristo, che insegna a battere assiduamente per i fratelli più poveri.
Poco prima di morire, nel n. 356 di Amare dell'11 febbraio 1951 ricordava l'incontro storico col primo accattone molfettese con queste parole: "Ho visto un giorno in Molfetta un povero accattone che per i milioni di pidocchi suscitava il disprezzo di tutti. Tutti dicevano: attenzione, attenzione al pidocchioso, ma non ho sentito nessuno dire: come mai dobbiamo tollerare che un nostro concittadino debba vivere in questo barbaro modo?".
"Amici miei - concludeva don Ambrogio - quel pidocchioso è stato preso una notte da me e dalle mie suore, giacente per terra in una piazza di Molfetta e l'Opera l'ha pulito, l'ha assistito fino ad una morte cristiana e pulita".
"Quale gusto bestiale è quello di voler vedere il contrasto tra ricco e povero, tra chi gavazza e chi stramazza di fame?".
"Lavorerò in un campo così povero di soddisfazione, che nessuno me lo invidierà" diceva spesso don Grittani e aggiungeva: "Voglio essere il padre e l'apostolo della classe più derelitta, di gente che tutti schivano e che Gesù ama ...".
L'accattone di Dio, come si definiva, per dieci anni, visse accanto agli accattoni, sorretto da quella perla di Vescovo, mons. Achille Salvucci, che nel marzo 1943 approvò senza indugio la sua Opera, la sostenne e accompagnò con fiducia e stima, girò tutta la città e i paesi d'intorno a cercare poveri e accattoni che, per la verità, non avevano neppure bisogno di essere ricercati, perché vi andavano nella prima sede dell'Opera coi piedi loro o vi erano condotti da anime pietose o interessate.
Spiridione e Matteo, i primi due accattoni che vediamo nelle foto storiche dell'Opera, furono seguiti da tanti altri, uomini e donne. Essi non rimasero in fondo alla chiesa o, come solitamente accade anche oggi, alle porte o sui gradini del tempio, ma furono sistemati vicino all'altare. Fu eretta la prima casa provvisoria in locali di fortuna che noi seminaristi, suoi alunni, talvolta siamo andati a visitare per ascoltare da lui la lezione della carità.
Alcune giovani di A.C. cominciarono ad affiancare la sua opera; una buona donna, la signora Gadaleta, venne nominata da lui presidente dei poveri. Le prime volontarie sono il seme della Congregazione religiosa che fonda col nome di Oblate di San Benedetto Labre col compito di "scendere nelle strade buie della vita, per cercare le anime depravate dalla colpa" e collaborare con Chi ha dato la vita per gli altri, accattoni compresi.
Nel suo progetto non ci fu soltanto la Congregazione femminile, ma anche quella maschile di cui non vide la nascita, ma che pure è sorta dal suo cuore e dalla sua interiore ispirazione.

 

continua




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