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Un momento della solenne Concelebrazione
La salma è stata esposta per la prima volta
alle ore 23 del mercoledì 26 marzo nella chiesa dell'Istituto, dove
Oblate, sacerdoti, amici e seminaristi si sono ritrovati per una veglia
di preghiera.
Rimasta esposta per l'intera giornata del 27, è stata visitata, osservata,
venerata da tantissime persone: amici che hanno conosciuto in vita il
Fondatore e altri che hanno avuto contatti di vario genere con l'Opera;
scolaresche spinte da interessi formativi e giovani attirati dalla singolarità
dell'evento; gente venuta anche da altri paesi.
A tutti certamente don Ambrogio ha lasciato un messaggio.
Alle ore 17 si è svolta la solenne celebrazione eucaristica, presieduta
dal Vescovo di Molfetta, Mons. Luigi Martella, circondato da una quarantina
di sacerdoti, provenienti da vari paesi, numerosi seminaristi e tantissime
persone che hanno gremito la chiesa, affollando anche il salone, dove
era stato predisposto un maxi schermo.
Ci siamo tutti stretti attorno alla salma di don Ambrogio non con sentimenti
di afflizione che caratterizza la dipartita di una persona cara, ma
con la gioia di un ritorno tanto atteso.
Al termine della Messa, alla presenza dei membri del Tribunale Ecclesiastico,
nelle persone del Vescovo di Molfetta, del Postulatore della causa di
beatificazione, padre Paolo Lombardo, di don Sabino Lattanzio, di don
Luca Murolo e del notaio Alfonso De Leo, è stato letto il Rogito, cioè
l'atto pubblico della cerimonia contenente i dati anagrafici del Servo
di Dio, con data e luogo delle tumulazione.
Il Rogito, scritto su pergamena, è stato deposto nella nuova cassa di
rovere, avvolta da una di zinco legata poi con nastro rosso, su cui
il Vescovo ha posto il suo sigillo.
Il corpo di don Ambrogio è stato così condotto in processione fino al
luogo della sua deposizione, dove è stato collocato in atmosfera di
festa e di commozione da tutti i partecipanti.
L'espressione incisa sul pannello decorativo del sepolcro, "Dov'è
il povero, ivi è Cristo", tratto dagli scritti e soprattutto della
sua vita, si pone per tutti come chiave interpretativa della sua esperienza
umana e sacerdotale e come eredità spirituale e apostolica per quanti
seguono le sue orme.
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