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Aspettando
domani (copertina)
Suore Oblate di S.Benedetto G.Labre
"d.Grittani" Molfetta
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Aspettando domani
Diario di un'esperienza in Albania
Leggere la storia della missione nella Comunità delle Oblate di S.
Benedetto Giuseppe Labre come esperienza di condivisione, di apertura di donazione di
arricchimento nel cammino spirituale, è sempre un dono di Dio.
Alla novità suscitata dallo Spirito corrisponde sempre una risposta
coerente e concreta: il donarsi senza riserva. La missione, infatti, non è un avvenimento
statico, per il semplice motivo che è animata continuamente da quel "soffio",
come a Pentecoste.
Nel lavoro di missione in Albania, noi Oblate, veniamo affiancate dai
laici e, in periodi determinati, anche da sacerdoti diocesani o seminaristi del Seminario
Regionale di Molfetta.
Questo mi fa pensare a quanto sia forte in alcune persone l'esigenza di
vivere un'esperienza significativa in un ambiente in cui nulla viene sciupato o sprecato e
dove si vive un profondo rispetto delle cose: un atteggiamento che noi occidentali abbiamo
in gran parte dimenticato.
A livello spirituale, poi, questa esperienza insegna, senza dubbio, a
calare la fede nella vita concreta, rifuggendo dai rischi, sempre presenti, di un
cristianesimo astratto.
Il nostro servizio in Albania, infatti, già abbastanza consolidato in
questi anni, si è maggiormente radicato negli ultimi tempi, da quando il paese ha
cominciato ad essere scosso dalle rivolte di un popolo alla ricerca di una stabilità
politica e sociale.
In questo momento così delicato, avvertiamo fortemente in noi la spinta
della CHARITAS CHRISTI, che ci chiede di condividere le sorti della gente, annunciando ai
poveri, ai piccoli, agli ultimi, il Vangelo della fiducia operosa in Dio e della speranza
in un domani migliore. La situazione che stiamo vivendo insieme al popolo albanese,
richiama alla nostra memoria, l'esperienza lungimirante del nostro Fondatore, il Servo di
Dio Don Ambrogio Grittani, esperienza nella quale vediamo ripetersi, dopo 50 anni, le
stesse situazioni da lui vissuti: "L'Opera ha già 50 figli della strada che vengono
educati e istruiti nei lavori. Ne ha solo 5O, ma potrebbe averne anche 500 se avesse i
locali. Perché l'Opera pensa a questo? Proprio per limitare, se non per distruggere del
tutto, la futura povertà. Bimbi poveri, lasciati in balia di se stessi, senza educazione
religiosa e senza conoscenza di qualche mestiere, debbono necessariamente darsi
all'accattonaggio o al furto o alla delinquenza o all'immoralità. E all'ora l'Opera non
solo ha pensato a sollevare la povertà che tramonta ma anche a prevenire la povertà che
sorge. Sembra così che l'Opera stenda un vero arcobaleno sulla vita umana, abbracciando i
poveri nascenti e i poveri morenti per sistemarli nel- vita" (Amare n. 32).
In queste situazioni quotidiane le Oblate intervengono, promuovendo lo
sviluppo integrale della persona umana. In questa nuova situazione politico-sociale e
morale, le Oblate ,continuano il loro impegno di promozione dello sviluppo integrale della
persona umana, ricercando nell'interpretazione delle vicende quotidiane alla luce della
volontà di Dio e nel riferimento al carisma del Fondatore, un nuovo modo di essere
presenti. Le pagine sono tratte dalla viva esperienza raccontata nel diario delle tre
obiate che da quattro anni operano nel villaggio di Zheja e che, con passione per l'ideale
missionario, con paziente laboriosità e con fiducia nelle risorse recondite del popolo
albanese, si adoperano instancabilmente, fiduciose che il Signore, che non abbandona mai i
suoi poveri, farà sorgere anche per l'Albania, l'alba di un nuovo giorno.
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